20. Settembre 2017

Il Parlamento ha ratificato l’accordo di Parigi sul clima. Nel 2018 discuterà la nuova legge sul CO2. Ma cosa succede per il traffico pesante?

rc/mh. Nell’accordo di Parigi sul clima la Svizzera ha promesso di ridurre del 50 per cento i gas a effetto serra entro il 2030 (rispetto al livello del 1990). Il traffico è però l’unico settore che mancherà già ampiamente l’obiettivo intermedio posto per il 2020. Così diventa la grande spina nel fianco della politica climatica svizzera.

Con la revisione della legge sul CO2, il Parlamento federale si occuperà della politica climatica per dopo il 2020. È previsto di ridurre nuovamente le emissioni di CO2 delle auto e dei furgoni. Ma cosa succede con i camion? È una questione centrale, poiché dal 1990 la porzione di emissioni di gas a effetto serra dovuta ai camion rispetto alle emissioni complessive è aumentata del 25 per cento (cfr. grafico).

È notevole: negli ultimi 20 anni, per i camion non c’è stato nessun progresso significativo per il consumo di Diesel e per le emissioni di CO2. Per le emissioni di CO2 un autocarro moderno è sempre ancora altrettanto dannoso per il clima come un modello di 20 anni fa. Eppure il Consiglio federale non vorrebbe adottare delle misure nell’ambito della revisione della legge sul CO2.

L’UE sorpassa
In maggio la Commissione UE ha presentato il suo «pacchetto mobilità». Per la prima volta dovrebbero anche essere introdotti obiettivi per il CO2 dei camion. Inoltre, l’Eurovignetta – il corrispettivo europeo della TTPCP – in futuro dovrebbe essere differenziata in base alle emissioni di CO2. Ciò significa che chi consuma più Diesel, paga anche di più. Per introdurre queste misure è necessario un ciclo di misurazioni standardizzato. Anche questo l’UE l’ha già presentato. Anche la Svizzera deve seguire questa via, poiché senza misure nel campo del traffico merci, la Svizzera mancherà i suoi obiettivi climatici. Aiutiamo volentieri Doris Leuthard a riuscire con la svolta energetica anche nel settore del traffico pesante!

Fonte : BAFU/OFEV/UFAM

Dal 1990 l’industria e l’artigianato hanno ridotto le loro emissioni dannose per il clima. Il traffico non ha invece ancora fatto la sua parte. Per i furgoni e le automobili ci sono almeno dei limiti per il CO2. Però per i camion non c’è né una regolamentazione sul CO2, né molta innovazione per motori che rispettino l’ambiente. Le uniche possibilità sono: motori Diesel più efficienti tramite obiettivi per il CO2, una riduzione del traffico e il trasferimento sulle rotaie. La ferrovia produce solo lo 0,07 per cento delle emissioni di gas a effetto serra in Svizzera.