11. Agosto 2018

L’Iniziativa delle Alpi, CIPRA e Mountain Wilderness Svizzera hanno svolto sabato il loro tradizionale evento di protesta contro la distruzione delle Alpi, quest’anno a Pardiel, sopra Bad Ragaz: in questa estate torrida, le organizzazioni di protezione delle Alpi hanno voluto denunciare le vere cause dei cambiamenti climatici. Marina Carobbio Guscetti, Vicepresidente dell’Iniziativa delle Alpi, ha chiesto una politica di protezione del clima che consideri anche gli effetti negativi del trasporto stradale delle merci. Ha inoltre invitato la popolazione a puntare sul consumo di prodotti locali.

«È ormai impellente adottare misure per almeno frenare il riscaldamento climatico», ha affermato a Pardiel Marina Carobbio Guscetti, Vicepresidente dell’Iniziativa delle Alpi e Vicepresidente del Consi-glio nazionale. Fonti d’acqua che inaridiscono, mucche all’alpeggio che devono essere rifornite d’acqua con gli elicotteri: per le organizzazioni di protezione delle Alpi il tema dei «cambiamenti climatici» diventa sempre più urgente, non da ultimo nell’estate estrema di quest’anno, la più calda dall’inizio delle misurazioni nel 1864.

Il traffico accelera ancora di più i cambiamenti climatici: è in questo settore che si registra il maggior aumento di emissioni di CO2. L’Iniziativa delle Alpi chiede di rafforzare il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e che le emissioni di CO2 del trasporto stradale siano massicciamente ridotte, cioè che entrino finalmente in vigore anche obiettivi di riduzione del CO2 per i camion. «Tuttavia, non è solo la politica che può fare qualcosa contro i cambiamenti climatici», ha detto Marina Carobbio Guscetti. «Tutti noi possiamo fare qualcosa: un contributo importante è l’acquisto di prodotti locali». Vie di trasporto brevi contribuiscono a ridurre il carico climatico. «Nel traffico del tempo libero, inoltre, dob-biamo ricorrere maggiormente alla ferrovia, ai bus e al taxi delle Alpi», ha aggiunto Maren Kern, Diret-trice di Mountain Wilderness Svizzera. «Ancora oggi l’80% delle persone si reca in montagna con l’automobile – e i viaggi per cercare «il fresco» probabilmente aumenteranno con l’incremento delle estati torride.

Come hanno mostrato a Pardiel le tre organizzazioni di protezione delle Alpi, la catena alpina è un ecosistema estremamente sensibile, che soffre particolarmente per il riscaldamento del clima. Qui le temperature crescono con un ritmo doppio rispetto alla media globale. Il cambiamento climatico ha anche conseguenze sulla salute. Per la popolazione delle Alpi il riscaldamento climatico ha effetti diretti sul modo di vivere e sull’economia e il rischio accresciuto di catastrofi naturali è particolarmente sentito. «Inoltre, molte infrastrutture sono costruite su suoli gelati (permafrost) – e questi si stanno sciogliendo molto rapidamente», così Maren Kern. Nelle estati calde, come quella attuale, aumenta anche massicciamente il rischio di frane. «Ogni grado di aumento della temperatura ha conseguenze fatali per i ghiacciai e per gli animali e le piante adattati a questo ambiente estremo. Resta la fuga verso l’alto – almeno finché sarà possibile».

Per via del divieto dei fuochi all’aperto, a Pardiel non è stato possibile accendere il tradizionale falò d’allarme. Però, come al Pizol, in 30 località di tutto lo spazio alpino europeo si sono riuniti attiviste e attivisti per la protezione delle Alpi. Da trent’anni i «falò delle Alpi» sono un segnale per la tutela del patrimonio naturale e culturale unico dello spazio alpino. «Sono un manifesto per uno sviluppo rispet-toso e partecipativo nelle Alpi in tutta l’Europa, contro la distruzione industriale e gli approcci solo restrittivi e nazionalistici», ha detto Kaspar Schuler, cofondatore dei «falò delle Alpi» e Direttore di CIPRA internazionale.


Contatti

  • Marina Carobbio Guscetti, Vicepresidente dell’Iniziativa delle Alpi, Consigliera nazionale TI, 079 214 61 78